lunedì 30 ottobre 2017

CASERTA - LA SPLENDIDA REGGIA DEI BORBONI



DESCRIZIONE


I BORBONI


La storia la scrivono i vincitori! Il trionfo di Garibaldi che segnò la fine del Regno delle Due Sicilie, precipitò nell'oblio e nel discredito la dinastia dei Borboni che, nonostante la decadenza causata negli anni precedenti da sovrani inetti, aveva conosciuto nel Settecento momenti di splendore.

Quando nel 1734 divenne re di Napoli Carlo di Borbone, non si trattò di una nuova dominazione straniera, ma del ripristino di un antico regno. Il principe non spiccava per doti eccezionali d'animo e di carattere: fu la funzione che si trovò ad assolvere che lo trasformò. Aveva ereditato dai suoi antenati il gusto degli edifici sfarzosi e della monumentalità regale. Cominciò, nella capitale, con i riattamento e l'ampliamento della reggia, che l'incuria di diversi viceré aveva lasciato decadere. Il sontuoso teatro S. Carlo venne condotto a termine nel 1737, con prodigiosa celerità, in pochi mesi. Poi seguì la serie dei "siti reali", dal palazzo Capodimonte alla villa di Portici, sino a quella reggia di Caserta,   che costituisce i più insigne monumento del suo regno.  Il suo matrimonio con Maria Amalia di Sassonia, figlia di Augusto III re di Polonia, celebrato nell'agosto 1738, era stato un matrimonio politico. La viva inclinazione reciproca tra il ventiduenne Carlo e la tredicenne regina determinò il buon esito del matrimonio e durò tutta la vita. 

Al suo arrivo a Napoli, Carlo era, in tutto e per tutto, un infante spagnolo: nella sua formazione, nella sua mentalità, nelle sue inclinazioni politiche e spirituali. Era impregnato della atmosfera della corte di Madrid, a cominciare da un senso di profonda devozione religiosa. Filippo V ed Elisabetta posero al fianco del loro giovane figlio, insediato sul trono dalle armi spagnole delle persone di loro fiducia, ossequienti alla loro volontà. Nel 1746 morì improvvisamente Filippo V e gli successe sul trono Ferdinando VI, figlio della sua prima moglie  Luisa di Savoia. Elisabetta Farnese fu esclusa dal potere. Cessava così la influenza spagnola sulla corona napoletana. D'altra parte Carlo si era trasformato ed era  diventato ormai il fattore determinante nella direzione degli affari.   

Nel 1759, le condizioni di salute di Ferdinando VI si aggravarono. Non avendo egli discendenti diretti, la successione ricadde su Carlo, che lasciava Napoli do 25 anni di regno. Suo successore a Napoli diventava il terzogenito Ferdinando, un fanciullo di otto anni, sotto la Reggenza del Consiglio di Stato.  






LA REGGIA

La storia della Reggia ha inizio il 28 agosto 1750, quando Carlo di Borbone, re delle Due Sicilie da 16 anni, acquista dagli eredi della famiglia Caetani Acquaviva il territorio pianeggiante, ai piedi dei Monti Tifatini, ove si trovavano un piccolo villaggio e una torre piramidale. I costo di quella transazione tolse alle casse regie ben 489.343 ducati, ma la spesa venne ritenuta necessaria per la realizzazione di un progetto che da tempo il re vagheggiava: "la riorganizzazione  militare e amministrativa del regno".  Era una iniziativa che, non solo mirava a costruire una reggia che potesse competere con Versailles, ma che mirava a dare al regno una nuova capitale, lontana dal mare e dalle offese che da questo potessero venire. Il progetto di Luigi Vanvitelli fu approvato dal sovrano e il 20 gennaio 1752 venne posata la prima pietra dell'opera. Sette anni dopo, con il lavori ancora in corso, Carlo lasciava Napoli per trasferirsi a Madrid come re di Spagna. 





Il genio di Vanvitelli si rivela nella architettura dell'importante complesso, che occupa uno spazio immenso e consta della grande Piazza antistante la Reggia, il Palazzo Reale, il Parco e il Giardino Inglese. E' notevole la continuità di un asse prospettico, ottenuto attraverso la sequenza dei vari elementi: il Viale Carlo III, la grande Galleria del Palazzo, il Viale del Parco, la grande Cascata.

Il prospetto anteriore della Reggia, eseguito parte in travertino e parte in laterizi, si sviluppa su uno schema orizzontale composto da un basamento a bugnato e da un maestoso ordine composito, a cui fa da chiusura, in alto, un attico realizzato alla maniera classica, aperto in piccole finestre e coperto da un cornicione, sormontato da una balaustra. Ai due angoli e nella parte centrale, la facciata viene leggermente più avanti, evidenziando l'ingresso principale e le due estremità del fabbricato. Il movimento ad arco della porta centrale è ripetuto nella parte superiore della nicchia aperta tra finestre con timpani triangolari e coppie di colonne scanalate.

Luigi Vanvitelli (Napoli, 26 maggio 1700  -  Caserta 1 marzo 1773), che aveva lavorato per  lo Stato Pontificio ed aveva realizzato nelle Marche ed a Roma opere di grande impegno, aveva ereditato dal padre Gaspare (dal cognome, VanWittel, ancora nella grafia originaria) l'amore per la pittura, a cui era stato dapprima indirizzato. Ben presto, però, si sviluppò e prevalse il richiamo dell'architettura, della quale ebbe una visione personale. Molto dovettero incidere, quanto a senso armonico e grandiosità, proprio lo studio della pittura  ed il ricordo dei quadri del padre Gaspare. Suo maestro fu Filippo Juvara, autore tra le altre opere, della Basilica di Superga, dell'esterno del Palazzo Reale di Madrid e della Sacrestia di San Pietro.

  

IL PARCO






LE FONTANE

Sono ben sei le monumentali fontane: Margherita, dei Delfini, di Eolo, di Cerere, di Venere e Adone, di Diana e Atteone. La Fontana Margherita è la prima che si incontra, imboccando il Parco della Reggia ed è la più modesta, essendo decorata unicamente dalla scultura di un cesto. Ben diversa è la Fontana dei Delfini, dove una massa d'acqua compone un laghetto circolare, ornato dalla scultura di Gaetano Salomone: due delfini che fiancheggiano un mostro con testa e corpo di delfino e braccia e artigli. La Fontana di Eolo, dove si avverte pienamente il senso di grandezza voluto dal re e dal suo architetto per Caserta:  470 metri per 27  e tre di profondità, con un volume di 32.000 metri cubi d'acqua che giungono dal Canalone. 




IMMAGINI

ESTERNO DELLA REGGIA


FACCIATA ANTERIORE












VISTA DAL PARCO














GLI APPARTAMENTI REALI



LO SCALONE






























LE SALE






Sala degli Alabardieri



SALA DELLE GUARDIE DEL CORPO



Alessandro Farnese, in abito da imperatore romano, incoronato dalla Vittoria, per avere ricondotto sotto la religione cattolica i popoli protestanti delle Fiandre
















SALA DEL TRONO






L'affresco sul soffitto rappresenta la posa della prima pietra il 20 gennaio 1752.  E' opera del pittore napoletano Gennaro Maldarelli.




















La sala del trono


La sala del trono, lunga più di 40 metri e illuminata da ben sei finestre, fu  inaugurata solo nel 1845. Sulle pareti brevi furono collocati due bassorilievi dorati, raffiguranti la "Fama", opera dello scultore Tito Angelini. La sala è il simbolo del potere assoluto.


LA CAMERA DA LETTO DI GIOACCHINO MURAT




Ritratto di Gioacchino Murat del Wicor











LA CAMERA DA LETTO DI FRANCESCO II








E' la parte angolare del corpo di fabbrica e si presenta ricca in ogni sua parte, a cominciare dal pavimento. Il nome le fu dato dal successore di Ferdinando II, salito al trono nel 1859 e sovrano per un breve periodo (fino al 1860), ma la sua realizzazione risale al regno di Murat. La volta fu affrescata, con effetto di arazzo su drappo retto da lance, da Giuseppe Cammarano con "Il riposo di Teseo dopo la lotta con il Minotauro".  L'arredo si compone di mobili (di stile impero)  in mogano e con applicazioni di bronzo dorato. 



La sala da bagno di Maria Sofia

LA BIBLIOTECA









Sale della Biblioteca










Presepio reale


SALA DELL'AUTUNNO





Sul soffitto è raffigurato "L'incontro di Bacco e Arianna" di Antonio de Dominici






Ci sono 4 grandi specchiere, opera degli artigiani reali.


IL PARCO




















VISTA DEGLI SPECCHI D'ACQUA













LE FONTANE

LA FONTANA DEI DELFINI










LA FONTANA DI EOLO

















LA FONTANA DI CERERE















LA FONTANA DI VENERE E ADONE














LA FONTANA DI DIANA E ATTEONE





















LA REGGIA DALL'ALTO














CASERTA VECCHIA








Il campanile del Duomo





Chiesa dell'Annunziata 


UN BUON PRANZO



Ristorante "O' Tianiello!"

I PERSONAGGI






Carlo di Borbone



Statua di Carlo III del 1859 dello scultore Saro Zagari a Messina



Di Eduardo - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=42850843


Maria Amalia di Sassonia, moglie del sovrano



Di Giuseppe Bonito - alexander Palace forum, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18447554


LA REGGIA DI CARDITELLO




Si trova a 4 km dal borgo di San Tammaro,  a metà strada tra Caserta e Napoli.  E' un complesso sobrio ed elegante di stile neoclassico. Fu destinato da Carlo di Borbone (1714 -1788) alla caccia ed all'allevamento dei cavalli. Ferdinando IV di Borbone (1751 - 1825) la trasformò in una fattoria modello per la coltivazione del grano e l'allevamento di razze pregiate di cavalli e di bovini. Dal dicembre 2014 è passata in gestione al Polo Museale della Campania. E' stata riaperta al pubblico l'8 gennaio 2017.


L'ACQUEDOTTO CAROLINO





Da dove proviene la grande quantità di acqua che si trova nelle vasche del parco? Da 38 km di distanza. Fu costruito un acquedotto che raccoglieva acqua da alcune sorgenti e la trasportava con un tragitto a pendenza costante alla maniera degli acquedotti romani.



La stoffa che decorava le pareti dalla Reggia era prodotta dalle Seterie reali di san Leucio che diventarono importanti fornitori per importanti istituzioni (anche il Quirinale).  


UN POCO DI STORIA



Nel 1733, la morte di Augusto II di Polonia scatenò una guerra di successione che sconvolse il già precario equilibrio europeo. Sul fronte italiano, Francia e Spagna, alleatesi con il patto di famiglia borbonico, fronteggiavano l'Austria, appoggiata dai Savoia.  Negli anni 1734 - 1735, la Spagna intraprese una guerra per la conquista del Regno delle Due Sicilie. 

Carlo di Borbone era nominalmente il comandante dell'esercito, ma il comando effettivo era nelle mani di José Carlo de Albornoz, duca di Montemar, che il 25 maggio 1734 conseguì la vittoria decisiva a Bitonto ed entrò a Napoli. Carlo, dopo una breve visita in Sicilia, fu incoronato rex urtiusque Siciliae nella Cattedrale di Palermo  il 3 luglio 1735.







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