lunedì 28 maggio 2018

ROMA - PARCO DELL' APPIA ANTICA



REGINA VIARUM




La prima autostrada della storia: così potrebbe essere definita l’Appia Antica. Progettata nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco, l’Appia forniva un collegamento diretto fra Roma e Capua (successivamente prolungato fino a Brindisi) con un tracciato rettilineo e agevole, percorribile comodamente sia dai carri che dai pedoni. Per ottenere questo risultato fu necessario un sforzo economico impegnativo e un progetto ingegneristico rivoluzionario, capace di superare gli ostacoli paesaggistici che rendevano il sistema viario precedente tortuoso e accidentato.


Lo storico Livio ci informa che inizialmente la Via Appia era lastricata di “saxo quadrato” (forse peperino), ma che nel 189 a.C. si cambiò pavimentazione, sostituendo il tufo con la selce. Fu la prima volta che comparve a Roma l’utilizzo dei “basoli”, pietre basaltiche di grosse dimensioni e ben levigate, poi diventate caratteristiche di tutte le strade romane, dalle grandi vie di comunicazione ai piccoli diverticoli. Nel caso della Via Appia, l’estrazione del basalto avveniva proprio nei pressi del tracciato, poiché dalle Frattocchie di Marino fino alla tomba di Cecilia Metella si estende per oltre 10 km la cosiddetta colata di Capo di Bove, una lava leucitica prodotta durante la fase eruttiva del Vulcano Laziale (il sistema montuoso noto con il nome di Colli Albani), avvenuta circa 260 mila anni fa.


Il nuovo ingegnoso impianto della strada, dunque, si componeva di strati diversi, per una profondità di circa un metro e mezzo. Quello inferiore era formato da grossi ciottoli, su cui si poneva uno strato di sabbia e ghiaia, sulla cui superficie venivano ben allettati i basoli, perfettamente combacianti secondo un profilo convesso, in modo da favorire lo scorrimento dell’acqua piovana lungo i bordi della carreggiata. Tale sistema, ottimale per permettere il drenaggio dell’acqua ed estremamente resistente al passaggio dei carri, si conserva tutt’ora in più punti della strada, dove sono ancora ben visibili i solchi lasciati dalle ruote dei mezzi che vi hanno transitato per secoli.


Dalla tomba di Cecilia Metella a Roma a Brundisium (Brindisi) cuittà romana sulle coste adriatiche, nodo cruciale per il commercio con l'Oriente, la strada si snodava per 500 km. Era la strada percorsa dai pellegrini che si recavano al sepolcro di Pietro, ma anche il percorso dei Crociati che a Brindisi si imbarcavano per raggiungere la Terra Santa. Da quando il grande giornalista Paolo Rumiz ha raccontato il suo viaggio in una serie di puntate su Repubblica, la "regina viarum" ha attirato di nuovo la attenzione delle istituzioni. Si progetta un recupero di questo affascinante percorso da inserire negli itinerari del "turismo slow".


VILLA DEI QUINTILI

A nord, verso l'Appia Antica, la villa confina con la tenuta di Santa Maria Nova, un complesso archeologico di circa 4 ettari, acquistato dalla Soprintendenza Archeologica di Roma nel 2006 e destinato alla pubblica fruizione. Nell'area si trovano importanti resti di una struttura residenziale di epoca romana (II secolo d.C.) con ambienti termali rivestiti di marmi e pavimenti a mosaico, con scene di gladiatori, giochi circensi e di spettacolo.  C'è poi un casale realizzato in epoca medioevale  (XIII secolo), riadattando un imponente edificio romano del II sec. d.C.  e sopraelevando la torre, sempre di epoca romana.  

La Villa dei Quintili, estesa tra la via Appia Antica e la via Appia Nuova, è diventata di proprietà pubblica dal 1985, quando lo Stato ha acquistato 24 ettari dell'antico complesso, molto più vasto, di cui si conservano parti cospicue anche all'interno delle proprietà private confinanti, ed è aperta al pubblico dal giugno del 2000. Il complesso si sviluppa sul limite orientale della colata lavica di Capo di Bove, residuo di una formazione vulcanica generata dalle eruzioni del Vulcano Laziale e sulla cui dorsale superiore, seguendo un asse nord-ovest/sud-est, corre la via Appia Antica.

L'attribuzione della villa ai fratelli Quintili, nobili personaggi della vita pubblica romana, vissuti nel II sec. d.C.,  fu possibile grazie al ritrovamento nell'Ottocento di tubazioni idrauliche di piombo (fistulae aquariae) con impresso il loro nome. 






PARCO DELL'APPIA ANTICA


CAPO DI BOVE



























IMMAGINI DEL TRATTO INIZIALE





























































































SANTA MARIA NOVA




















VILLA DEI QUINTILI


NINFEO















IL SETTORE TERMALE
















MUSEO






Statua acefala di Eracle






Statua di Niobe, copia romana da  originale ellenistico



LA TOMBA DI CECILIA METELLA



Foto di Indeciso42

VISTE DI VARI TRATTI DELLA STRADA























IL PERCORSO DA ROMA A BRINDISI



Dal sito: www.straderomane.it


EDIFICI LUNGO LA VIA APPIA






L'Arco di Adriano serviva come ingresso a Santa Maria Capua Vetere dalla Via Appia.









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