venerdì 3 maggio 2013

ROMA - Il COLOSSEO, il PANTHEON e altre Immagini dell'antica Roma: l'arco di Costantino


IL COLOSSEO


A quasi duemila anni dalla inaugurazione - nonostante incendi, saccheggi, terremoti, sistematiche spoliazioni - il Colosseo sta ancora saldamente in piedi. Certo, oggi non appare più come fu in origine. E' la più imponente testimonianza visibile della grandezza antica, però ne resta poco più dello scheletro. Secondo alcuni, ciò renderebbe l'edificio, che Lord Byron in una sua ode definì un "cerchio magico", più attraente, nudo nella sua struttura essenziale, così da permettere di ammirarne la genialità costruttiva. E' una opinione perché non possiamo visualizzare e valutare l'immagine originaria, che conosciamo soltanto sulle fonti originarie. Tutte le nicchie, oggi vuote, erano occupate da statue; le volte delle scalinate interne erano dipinte in oro e porpora; gli anditi erano lastricati di marmo; abbondavano i mosaici e nelle transenne erano incastonate pietre preziose; le tende e i cuscini erano di seta e dalle fontane zampillavano getti di acqua profumata. E' vero, queste e altre meraviglie assumono oggi un sapore spiacevolmente hollywoodiano, ma non vorremmo che fosse l'odierna incapacità a evitare la pacchianeria, quando si ricostruisce in studio la "romanità" a farci temere che anche i modelli reali fossero eccessivi.  Atteniamoci alla logica di ciò che si vede: se ora il Colosseo appare così bello, se pe duemila anni ha nutrito con le sue forme l'immaginari simbolico ed estetico dell'Occidente, magnifico doveva essere all'inizio della sua storia, nel pieno splendore. D'altronde, la genialità della concezione architettonica è un  segnale fortemente positivo anche per il disegno ornamentale , quasi completamente scomparso.  L'invenzione più originale ed efficace fu il sistema delle ottanta mura radiali, convergenti dal perimetro esterno alle mura dell'arena, destinati a sorreggere sia le gradinate di marmo che accoglievano gli spettatori, sia la facciata cilindrica, a cui si appoggiavano.

Queste mura sono costruite con materiali diversi, dal leggero al pesante, secondo l'altezza e secondo il peso che nei diversi tratti debbono sorreggere. Le volte tra i muri furono eseguite versando un impasto liquido su centine di legno: una tecnica non molto diversa da quella attuale delle colate di cemento entro gabbie preformate.  Modernissimi anche l'impiego dei "moduli", con la preparazione dei diversi elementi in unità di misura fissa, così da consentire il rapido inserimento nel disegno generale, già calcolato su multipli di quella misura.   L'intelligenza del progetto è constatabile non solo nella tecnica edificatoria, ma anche nella finalità funzionale: costruito per accogliere 60 mila persone, il Colosseo ha una struttura di scale e passaggi così numerosi e ben distribuiti che poteva svuotarsi in pochi minuti. Insomma, un capolavoro assoluto della ingegneria, sia per la funzionalità del risultato, sia per la impervia solidità davanti agli assalti del tempo, sia per la rapidità della realizzazione: in cinque anni, dal 75 dopo Cristo all'80.

Da allora l'anfiteatro rimase aperto per circa quattrocento anni. Poi, quando ormai gli spettacoli erano cessati per la decadenza della città, cominciarono le spoliazioni del Colosseo, con i saccheggi prima dei Goti, poi dei Vandali, e via così secolo dopo secolo. Ma in una opera fondamentale, "La distruzione di Roma antica", il grande archeologo dell'800 Rodolfo Lanciani sfata un luogo comune: che la rovina e, in molti casi, la scomparsa dei monumenti dell'Urbe siano da considerarsi un prodotto delle invasioni barbariche, poi dei saccheggi saraceni, normanni e infine dei lanzichenecchi.  Invece, i responsabili sono stati principalmente i romani, i quali - anche a causa della devastante penuria materiale - utilizzavano ciò che avevano a portata di mano: e il Colosseo divenne una inesauribile cava di materiali pregiati. I fornaciai producevano calce cocendo marmi antichi, statue comprese: e, nel Rinascimento,   gli architetti saccheggiavano l'anfiteatro per trarne il travertino da utilizzare nelle loro costruzioni.

Per la costruzione del monumento, furono impiegati laterizio, tufo e soprattutto travertino proveniente dalle cave nei pressi di Tivoli. Si calcola che ne furono utilizzati attorno ai centomila metri cubi, trasportati in quattro anni da cinquantamila carri.

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Il Colosseo, meraviglia architettonica del mondo antico, universalmente conosciuto come simbolo di Roma, era denominato dai Romani "Amphiteatrum Flavium" dal nome della famiglia imperiale dei Flavi che lo fece edificare. Fu Vespasiano ad iniziare la costruzione nell'anno 72 d.C., nell'area occupata da un lago artificiale annesso alla Domus Aurea, del primo anfiteatro stabile della città, che andò a sostituire precedenti strutture provvisorie. Fu dedicato nel 79 ed inaugurato nell'80 da Tito con giochi che si dice siano durati 100 giorni, durante i quali furono uccisi alcune migliaia di animali feroci. 

Per capire come mai, in tutto il mondo antico, non fosse stato concepito precedentemente un edificio come l'anfiteatro, con simili caratteristiche planimetriche ed architettoniche, tipicamente romane, bisogna considerare che la passione per questa forma di spettacolo, il combattimento dei gladiatori con le fiere, poteva essere soddisfatta solo nel periodo di massima espansione dell'Impero Romano. Infatti, solo con la conquista delle nuove lontane province dell'Asia e dell'Africa fu possibile per le popolazioni del mondo latino conoscere l'aspetto strano, inconsueto e terrificante delle fiere. La loro ferocia, le loro dimensioni e l'agilità dei loro movimenti incuriosivano ed affascinavano il pubblico che apprezzava sempre di più questo svago emozionante, specie se, nel confronto con le belve, erano coinvolti uomini coraggiosi. Le prime rappresentazioni collettive vennero organizzate nei circhi, dove le masse di spettatori, affollati sugli spalti, oltre a rischiare la vita per mancanza di qualsiasi genere di protezione, non riuscivano nemmeno a vedere bene i combattimenti, data la notevole distanza tra l'arena ed i posti delle gradinate.

 Venne completato nella parte sommitale da Domiziano. Fu restaurato da Severo Alessandro che rifece il colonnato della "summa cavea". Nel Tardo Impero fu adibito a "venationes" (cacce); nel Medio Evo, dopo svariati terremoti lo avevano danneggiato, fu trasformato in fortezza (appartenente ai Frangipane e agli Annibaldi) per poi passare nel 1312 al Senato ed al Popolo Romano. Divenuto una vera e propria cava di materiali per cantieri edilizi, con Benedetto XIV, che lo consacrò alla Passione di Gesù (attorno all'arena furono costruite 14 stazioni della Via Crucis) si pose fine alla devastazione della struttura, anche se solo al ministro Guido Baccelli risalgono i lavori per l'isolamento esterno e lo scavo delle strutture interne sotterranee. Un intervento conservativo è stato condotto 1983-88, un altro è stato iniziato nel 1992."

"L'architettura della facciata esterna, alta m 48.50 e in travertino, presenta una triplice serie di 80 archi,  inquadrati da semicolonneda su tre ordini (dorico, ionico, corinzio), su cui poggia un attico a paraste corinzie, coronato da mensole e scandito da una finestra e da una spazio piano per il "clipeus"; gli archi del secondo e terzo ordine presentano un parapetto continuo con un dado di base sotto le semicolonne, mentre nei fori quadrangolari della cornice terminale alloggiavano i sostegni per il "velarium" che riparava gli spettatori dal sole ".

L'area ellittica interna (m 86 x 54) era separata dalla cavea mediante un alto podio, adorno di nicchie e statue.

Dalla Guida d'Italia (Roma)  del Touring Club Italiano ("guida rossa")



IL PANTHEON

Il Pantheon ha la cupola più grande di tutta la storia dell'architettura, è il meglio conservato tra gli edifici dell'Urbee è l'opera architettonica dell'antichità più imitata e copiata. Certo l'edificio, come lo vediamo oggi, pur così bello, è come se fosse stato spogliato. In decori più scintillanti che lo arricchivano in origine sono infatti scomparsi.  Mancano le tegole in bronzo dorato che ricoprivano interamente la cupola. Manca anche il grande rilievo bronzeo che sicuramente ricopriva il timpano (restano infatti i buchi per le grappe). Secondo le narrazioni delle fonti arcaiche, il Pantheon sarebbe sorto nel luogo, dove Romolo "ascese" in cielo, durante una cerimonia in Campo Marzio, interrotta da violentissimo nubifragio, con grandinare di fulmini e saette.  Per secoli, in quel luogo, nel giorno della scomparsa di Romolo, si sono svolti riti e processioni che ricordavano quell'evento soprannaturale. Forse esisteva già un santuario, magari modesto, dedicato a quelle pratiche. Quando nell'anno 27 a.C, Marco Vipsanio Agrippa eresse il Pantheon, non scelse a caso il teatro dell'apoteosi del fondatore di Roma: Agrippa era il genero e l'architetto principe di Augusto, il quale voleva apparire il nuovo Romolo, il nuovo fondatore della fortuna universale dell'Urbe. Il tempio fu dedicato alle sette divinità planetarie. L'edificio di Agrippa certamente era rotondo. Purtroppo subì incendi e altre calamità e fu restaurato due volte, finché Adriano ne decise la ricostruzione. 


LA TECNICA COSTRUTTIVA

L'insieme costruttivo del monumento si fonda su una tecnica che usa in modo sapiente il concetto di arco di scarico, individuato soprattutto nella muratura del cilindro che sopporta la cupola.  Il tutto poggia su un anello continuo di calcestruzzo, misto a scaglie di travertino, protetto da una cortina di spessore complessivo di metri 7,30 per una profondità di metri 4,50. Le fondazioni, a causa di un cedimento lungo l'asse nord-sud, sono state rinforzate mediante tratti di fondazioni affiancate alle precedenti  e da contrafforti lungo le linee di forza del cedimento.

La volta, costruita su una centinatura semisferica dall'imposta fino alla altezza di metri 11,75, è costituita da laterizio minuto e piani di mattoni quadrati a ricorsi variabili. Oltre, per una altezza di metri 2,25, la massa muraria è formata da tufo e scorie vulcaniche. Infine, l'occhio, di circa 9 metri di diametro, è formato da anelli di mattoni quadrati disposti a piattabande, per uno spessore di metri 1,40.

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Nella costruzione del monumento, vennero impiegati dal basso verso l'alto, materiali sempre più leggeri, mentre numerosi archi di scarico distribuivano il peso su otto punti di forza principali Qualche cifra può dare una idea della grandiosità della impresa: i muri perimetrali hanno uno spessore di 6 metri e 20 cm; il pronao, largo 33 metri e 10 cm e profondo 15 metri e mezzo, ha 16 colonne monolitiche alte 12 metri e mezzo con una circonferenza di 4 metri e mezzo. La cupola, davvero impressionante, ha un diametro e una altezza di 43 metri e 30 cm, con un grande occhio centrale aperto sul cielo - unica fonte di luce - del diametro di 9 metri. Sotto la sua volta, il Pantheon racchiude uno spazio unitario di 53 mila metri cubi.

  • Nella costruzione del Pantheon, la cantieristica romana diede il meglio delle sue maestranze e tecnologie, messe a punto nei grandi cantieri imperiali.

  • La cupola fu gettata su una cassaforma in legno, sostenuta da terra da una selva di "candele", cioè fasci di pali strettamente connessi tra loro.

  • Nella cupola , costoloni radiali di laterizio sono annegati nella gettata di malta e pomice.  Dai sei metri iniziali, la cupola si riduce, al centro, a un metro e cinquanta di spessore.

  • Cinque ordini di cassettoni hanno il compito di alleggerire la volta e di evidenziare lo spazio semisferico che contiene.

  • La decorazione marmorea in porfido giallo antico e altri marmi pregiati è ancora quella originale.

  • Le colonne in pavonazzetto e giallo antico danno continuità alla decorazione del cilindro di base, chiudendo in zone di ombra i profondi nicchioni periferici.


  • Nonostante i restauri, il pavimento a riquadri e tondi alternati è ancora quello originale.


COLOSSEO










































Nel panorama di Roma dalla Terrazza delle Quadrighe del Vittoriano è ben visibile il Colosseo






Il Colosseo visto dal Palatino (Orti Farnesiani) 


Ecco alcune suggestive immagini durante la Via Crucis












INGRESSO




Al Colosseo si entra da un corridoio, dopo avere pagato il biglietto.





Si arriva al primo livello e si percorre l'anello circolare.



Ci si trova subito di fronte una grande croce che racconta il martirio dei cristiani. Molti gruppi si fanno fotografare davanti alla croce.















Poi si sale al secondo livello.















VISTE DALL'ALTO








Seguono due viste dell'interno del Colosseo, visto dall'alto.  







UNA RICOSTRUZIONE

       1


1 - Velario

2 - Il portico superiore

3 - Sedili in legno

4 - I marinai
     Un distaccamento di oltre cento marinai erano addetti a manovrare il velario.

5 - Vomitoria (ingressi da cui il pubblico accedeva alle gradinate)

6 - La tribuna imperiale

7 - La gradinata di marmo

8 - Il podio

9 - L'arena

10 - Gallerie di accesso

11 - La facciata

13 - I ricoveri delle fiere

14 - Fondazioni profonde





  1. Vari corridoi smistavano gli spettatori che entravano dai 76 ingressi numerati
  2. I capitelli del primo piano sono di stile dorico, quelli del secondo ionici, corinzi quelli del terzo
  3. L'architettura esterna si componeva di tre ordini di arcate e di un quarto piano in muratura, dove si aprivano delle finestre
  4. I sette gradini del podium ospitavano magistrati e senatori; qui vi erano i palchi speciali riservati all'imperatore, alle vestali e ai dignitari
  5. La bassa cavea era riservata agli esponenti dell'ordine dei decurioni e ai quattordici ordini di cavalieri
  6. Alla media borghesia erano riservate le 19 gradinate della media cavea, serviti da 12 accessi o vomitoria
  7. Il maenianum summum, o alta cavea, era formato da 37 gradini, di cui gli ultimi 15 in legno; qui si sedevano il popolo e la piccola borghesia
  8. Grandi centine di tavolato venivano predisposte per costruire le volte di sostegno delle gallerie
  9. I setti radiali di sostegno sono arrivati a noi quasi intatti
  10. Le ottanta arcate di ingresso erano numerate, tranne le quattro principali con propilei, riservate a imperatori, alti dignitari e alle vestali
  11. Nei cunei radiali erano sistemati magazzini, scale di accesso e punto di ristoro  

Erano circa 50 mila gli spettatori che potevano trovare posto a sedere sulle gradinate dell'anfiteatro, divisi secondo le categorie sociali a cui appartenevano.








Gli scantinati del Colosseo nascondevano un mondo di mirabile tecnica e architettura, dove alloggiavano le belve destinate agli spettacoli:
  1. Issate su montacarichi, le belve lasciavano i sotterranei ed entravano nell'arena
  2. I sotterranei erano ricoperti da un tavolato mobile di legno, cosparso di sabbia, pulita e rastrellata dopo ogni spettacolo
  3. Una rete circondava tutta l'arena
  4. Argani nascosti sotto gli apparati scenici manovravano i montacarichi che portavano le belve nell'arena
  5. I passaggi di servizio tra i serragli erano isolabili a settori per permettere lo spostamento delle belve












Riaprono al pubblico, dopo più di 40 anni, il IV e il V livello del Colosseo, posizionati a circa 40 metri d'altezza rispetto al piano dell'arena.  Erano destinati alla plebe e non consentivano una veduta dettagliata di quanto accadeva nell'arena, ma in compenso erano coperti dalla tettoia che riparava dal sole e dalla pioggia.



L'ARCO DI COSTANTINO

























LA DOMUS AUREA







IL PANTHEON







































La cupola fu gettata su una cassaforma in legno, sostenuta da terra da una selva di "candele", cioè fasci di pali strettamente connessi tra loro.







La visione del pittore Giovanni Paolo Pannini










Tra la quinta e la sesta delle sette cappelle del tempio, si trova la tomba di Raffaello in un sarcofago greco, su cui si leva la Madonna del sasso, opera di Lorenzo Lotti, detto il Lorenzetto (1490 - 1541)  





Nella parete di fondo della settima cappella  si trova la "Annunciazione", dipinto attribuito a Melozzo da Forl' (sec. XV) 







L'occhio centrale della cupola del Pantheon, una apertura circolare del diametro di 9 metri, costituisce l'unica fonte di luce per l'intero edificio. Probabilmente il tempio, che era stato dedicato da Agrippa alle sette divinità planetarie e in seguito fu ricostruito da Adriano, serviva all'imperatore come osservatorio astronomico di notte e come calendario solare di giorno.





In una vecchia foto compaiono due campaniletti, detti "orecchie d'asino" poi eliminati




Il Pantheon al tempo dell'imperatore Costantino (Roma - Museo della civiltà romana)










The Velia, a small, irregularly-shaped hill the Esquiline, the valley of the Colosseum, the Palatine and the valley of the Roman Forum, was one of the most important spots in early Rome. Home to aristocratic dwellings and ancient cults, the hill, already in the archaic age, saw its area reduced as constructions were extended to gradually occupy the Palatine and the Roman Forum and to make room for the space surrounding the Colosseum.





 La Roma imperiale



Da Ferdinando Gregorovius - "Vita di Adriano":

"Il monumento più grandioso fatto edificare da Adriano in Roma è il doppio tempio di Venere e Roma, sulla Via Sacra, su disegni ideati da lui stesso. L'imperiale dilettante si voleva immortalare con un monumento senza pari, ed infatti quel tempio è stato il più bello ed il più grande di Roma.  Quale architetto lo abbia costruito noi non sappiamo.  Apollodoro non è stato di certo; anzi una leggenda ha collegato la sua rovina appunto alla storia di quell'edificio.  Questo Siro di Damasco è stato il più grande genio tra gli architetti del secolo II. Ignoriamo tutto il ciclo delle sue creazioni, ma per la sua gloria immortale ci basta conoscere che, per Traiano, egli ha costruito, oltre ad un Odeon ed un Ginnasio, il meraviglioso Foro ed il ponte sul Danubio. E' dubbio se Apollodoro abbia lavorato anche per Adriano. Dione racconta che l'Imperatore gli fece vedere il progetto del Tempio di Venere e Roma e che il grande architetto vi trovò molti errori, specialmente la sproporzione delle due statue divine che avrebbero sorpassato il tetto, se si fossero alzate in piedi...."

"Secondo il disegno di Adriano, il tempio di Venere e Roma si compone di due grandiosi templi riuniti sotto uno stesso tetto; infatti le nicchie semirotonde delle due celle combaciavano tra loro nella parte posteriore. Le celle erano ricoperte da una volta a tutto sesto, le pareti interne erano ricoperte di marmi variopinti, quelle esterne di bianchi marmi di Paros. Il fronte del tempio di Roma era rivolto verso il Colosseo, mentre quello del tempio di Venere verso il Foro. Scale di marmo conducevano all'ingrasso dei due templi, perché la poderosa costruzione si elevava sopra una terrazza in muratura che ancora si conserva. Dieci colonne corinzie si elevavano davanti ad ogni facciata, e venti dinnanzi ai lati. Un pronao si distendeva verso il foro e tutto l'edificio infine era chiuso da un doppio porticato esterno sorretto da colonne di granito."     






Vedere anche:


I LUOGHI DEL POTERE: QUIRINALE, ecc
http://johncristiani.blogspot.it/2017/10/roma-i-luoghi-del-potere-quirinale.html