giovedì 21 luglio 2011

ROME - KEATS-SHELLEY MEMORIAL

"Bright star, would I were stedfast as thou art-
Not in lone splendour hung aloft the night
And watching, with eternal lids apart,
Like nature,s patient, sleepless Eremite,
The moving waters at the priestlike task
Of pure ablution round earth's human shores,
Or gazing on the new soft-fallen mask
Of snow upon the mountains and the moors-"

The wonderful film by Jane Campion has renewed Keats's memory.

In the Piazza di Spagna, at the corner on the right as one begins to climb the steps, is the house where English poet John Keats lived and died on the evening of 23 February 1821; it is now a musaeum dedicated to his memory, full of memorabilia of the English Romantic generation.

The room where Keats died is tiny, but it faces out on to the sunlit spaces of the Spanish Steps. He would have had to be a very rich man now to rent such a room.

His death-mask, which is preserved there, has a gentle tranquil smile, showing that peace came to him in the end after the agony of the last terrible months.

Apart from the relics of the romantic poets, the apartment contains a remarkable library composed of works devoted not only to himself, Shelley and Byron, but also affording a mine of information on the period and world in which they lived.

























John Keats's Tombstone (Foto di Piero - Licenza Creative Commons Attribuzione)



La locandina del film di Jane Campion




Fanny Brawne, interpretata da Abbie Cornish













Fanny Brawne, interpretata da Abbie Cornish, con John Keats




Ben Whishaw nel ruolo di John Keats nel film di Jane Campion


Il film narra il folle e disperato amore di Fanny Brawne per John Keats. Il poeta è gravemente malato e oltre tutto in condizioni economiche disastrose. Pur innamorato di lei, rifiuta di sposarla.

Quando Keats parte per Roma, la ragazza si taglia i capelli e si veste come una vedova.


See also: 


ROME - SPANISH STEPS
http://johncristiani.blogspot.com/2011/07/rome-spanish-steps.html



PALESTRINA - IL TEMPIO DELLA FORTUNA
http://cristigianni.blogspot.it/2016/11/palestrina-il-tempio-della-fortuna.html


martedì 19 luglio 2011

LAZIO - Il porto etrusco di Pyrgi (LADISPOLI)


All'incirca dove oggi si trova Santa Severa, si trovava la Pyrgi etrusca. La foto mostra le mura poligonali, su cui è stata edificata parte del borgo medioevale. Il sito di Pyrgi è alle origini della storia etrusca, visto che gli antenati di questo popolo, secondo la tradizione, sbarcarono in questo tratto della costa.

Pyrgi era il principale scalo portuale  di Caere, l'odierna Cerveteri. Accoglieva un importante santuario, citato dalle fonti letterarie antiche. L'importanza strategica di Pyrgi per il controllo della costa fece sì che essa fosse sottratta a Caere già nella prima metà del III secolo a.C. per ospitare una colonia di cittadini romani, istituita sulla costa per impedire un possibile sbarco dei cartaginesi. La realizzazione della colonia comportò l'abbandono dell'abitato etrusco e la demolizione del santuario. Il nuovo abitato è stato fin dal principio influenzato dalla costruzione di una cinta muraria rettangolare di grossi pietroni irregolari, con lo scopo di proteggere il promontorio dove oggi sorge il castello. La fotografia mostra il lato esterno della "Manica lunga", il braccio settentrionale del borgo di Santa Severa, costruito immediatamente a ridosso delle mura poligonali della colonia romana.






LA NAVE ROMANA DEI DOLIA DI LADISPOLI

Una nave cisterna dell'antichità

I resti della nave sono stati individuati nel 1983, quasi un miglio al largo della costa tra Ladispoli e Torre Flavia, a dodici metri di profondità, su un tratto di fondale prevalentemente sabbioso. Lo scavo è stato condotto dal 1983 al 1985 a cura della Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale e della Università di Roma "La Sapienza".  

Al carico della nave, disperso in una area di circa 400 m, appartengono cinque grossi dolia di due tipi differenti, quattro di forma quasi sferica e uno cilindrico leggermente più piccolo, conservatisi integri, oltre a numerosi frammenti, per un totale presumibile all'origine di dieci/dodici esemplari. Per capacità, i primi raggiungono circa 2500 litri, i secondi 1000. Il carico era completato da anfore tipo Dressel 2-4, di produzione campana, di cui rimangono tre esemplari integri, ancora suggellati da tappi di sughero, ricoperti da un sottile strato di impasto argilloso. Lo schema di carico vedeva al centro della stiva i dolia, disposti su tre file parallele, e le anfore raggruppate a poppa e a  prua, pe sfruttare interamente lo spazio utile. Sia le anfore che i dolia (rivestiti internamente da resina e rinforzati da grappe di piombo) contenevano vino proveniente dall'Italia centro-meridionale.  



La nave di Ladispoli, naufragata nei primi anni del I secolo d.C.,  si affianca alla mezza dozzina di navi con dolia fin qui scoperte nel Mediterraneo occidentale e ci illumina su una particolare modalità di trasporto, diffusa dall'età augustea fino alla metà del I secolo d.C.: il trasporto di vino sfuso contenuto nei dolia, collocati in un posto fisso al centro della nave. Si tratta di un tipo di trasporto che offriva un indubbio vantaggio di ordine economico, dato che i dolia garantivano un carico di gran lunga maggiore rispetto a quello delle anfore.

Della nave è stata scoperta la parte centrale, pertinente ad una imbarcazione lunga in origine una ventina di metri, con ancora in posto la chiglia, il paramezzale, caratterizzato dall'incasso quadrangolare per l'impianto del piede dell'albero, una ventina di madieri sormontati in alcuni punti da serrette e serrettoni, e relativo fasciame abbastanza ben conservato. Le caratteristiche della chiglia  assai poco pronunciata, il fondo sensibilmente appiattito ed i madieri molto ravvicinati tra di loro sembrano funzionali a sostenere il peso importante dei dolia sulla parte centrale della carena e rendevano la nave adatta ad una navigazione tanto marittima che fluviale. Sulla base del carico è stato possibile calcolare il tonnellaggio della nave che doveva avere una stazza lorda dim circa 50 tonnellate.   











La foto seguente mostra le mura poligonali della Pyrgi romana. 



Le fondamenta del castello incorporano installazioni portuali antiche.



Murature di epoca romana in opus latericium nello specchio d'acqua antistante il castello di Santa Severa





Stagni costieri




Nella riserva naturalistica di Macchiatonda sono stati fatti scavi che hanno riportato alla luce fondamenta probabilmente di templi.  













Foto aerea del santuario monumentale


La foto mostra il santuario A a sinistra ed il santuario B a destra. Fra i due è interposta l'area C coperta da una tettoia (dove sono state rinvenute le lamine d'oro). Si vede anche  un muro di cemento, destinato a proteggere l'area archeologica dalle mareggiate. 


RICOSTRUZIONE DEI TEMPLI ETRUSCHI













Il Tempio A



Il tempio B

LA NAVE ROMANA DEI DOLIA DI LADISPOLI




Ricostruzione della nave










Il carico della nave

MODELLI DI NAVI




Nave punica da guerra






Nave etrusca da guerra di epoca arcaica



LADISPOLI - CASTELLO ODESCALCHI










IL TERRITORIO ETRUSCO








Vedere anche:


lunedì 18 luglio 2011

SANTA SEVERA - Il castello e la spiaggia

DESCRIZIONE



Santa Severa è una frazione del comune di Santa Marinella. E' un piccolo paese balneare circa 50 km a nord di Roma.

Il simbolo del paese è il castello che fu costruito nel XIV secolo, incorporando la cosiddetta "torre saracena" del XII.

Il borgo medioevale e rinascimentale occupa un quarto dello spazio della fortezza romana. Apparteneva al Pio Istituto di Santo Spirito ed era una tenuta agricola.

Il paese di Santa Severa si è sviluppato negli anni Trenta, quando fu residenza estiva di numerosi gerarchi fascisti. Ancora oggi ha uno stile "anni Trenta" con villette unifamiliari e non è stato sfregiato dalle grandi costruzioni che si incontrano purtroppo sul litorale. Ci sono pochi alberghi e qualche ristorante.

Santa Severa è un luogo molto gradevole, ma nelle domeniche estive è invaso dai gitanti che riempiono ogni angolo di spiaggia. I parcheggi sono pieni di macchine; è molto comodo però andare con il treno; dalla stazione con una passeggiata di venti minuti si raggiunge la spiaggia.




LA ROCCA E I SUOI FOSSATI


La rocca, costruita nel XIV secolo su strutture più antiche con due torri circolari e due rettangolari agli angoli, fu completata e rimaneggiata nel XVI secolo ad opera del commendatore Bernardino Cirillo (1556 – 1575), lo stesso che coronò il Castello e la Torre Saracena con triplici beccatelli.

All’interno, un ampio scalone conduce al primo piano: sulle porte semmi dei commendatori Albizi  (1785 – 1797) e Guidiccioni (1546 – 1552). A destra, un vasto salone con alle pareti stemmi dei commendatori: Bernardino Cirillo (1556 – 1575), Francesco Maria Febei (1662 – 1680), Girolamo Agucchi (1602 – 1604),  Sallustio Tarugi (1594 – 1600), Albertino Della Rovere (1505 – 1513), Antonio Migliore (1588 – 1591), Camillo Narducci Boccaccio (1857 – 1864), Giovanbattista Ruini (1582 – 1588) e infine, una doppia croce del S. Spirito.  
Di particolare interesse l’epigrafe commemorativa dei restauri fatti eseguire per volontà di Bernardino Cirillo:


AD CIRCUM IACENTIUM

PRAEDIORUM CUSTODIAM

TURRIM HANC VETUSTATE

COLLAPSAM B.CYRILLUS AQUI

LANUS HOSPITALIS AEDIS. S.SPI

RITUS PRAECEPTOR INSTAU

RARI AUGERIQ. CURAVIT.

M.D. (L.) X II.  

(Per la difesa delle tenute circostanti, questa torre rovinata dal tempo, Bernardino Cirillo, aquilano, precettore dell’Ospedale di Santo Spirito, curò che venisse restaurata e ampliata, 1562)






IMMAGINI


VISTE DALL'ALTO



























ESTERNO DEL BORGO











VISTE DAL MARE














VISTE DAL CORTILE






















LA TORRE SARACENA






















LA CHIESA










VISTE DALLE FINESTRE DEL CASTELLO
















VISTE VERSO MACCHIAGRANDE













Vista dalla riserva di Macchiatonda






Il cortile interno nelle foto è il "Cortile della guardia".



Vengono proposte altre foto dell'interno.





La porta di ingresso al borgo.



I PAPI CHE SOGGIORNARONO A SANTA SEVERA















































UNO SPUNTINO

























Vedere anche: