giovedì 17 agosto 2017

FRANCOFORTE SUL MENO - SEDE DELLA BCE e prima CITTA' DELLA ELEZIONE IMPERIALE





DESCRIZIONE

DUOMO IMPERIALE DI SAN BARTOLOMEO


Il Duomo Imperiale di San Bartolomeo, il più grande edificio religioso della città,
è una delle cose assolutamente da visitare la Francoforte. Fu ricostruito dopo la guerra. Un duomo nel senso di chiesa del vescovo non è mai stato, ma porta il nome di "imperiale" con buon diritto perché qui avveniva la elezione e la incoronazione degli imperatori. Nella Bolla d'Oro del 1356 venne indicata Francoforte come luogo delle scelta degli imperatori del Sacro Romano Impero. Dal 1562 al 1792 furono incoronati 10 imperatori a Francoforte.  Gli abitanti di Francoforte erano in maggioranza luterani, ma lasciarono il Duomo alla antica fede, in modo che qui potessero essere eletti e incoronati gli imperatori della dinastia degli Asburgo. 

La costruzione risale al settimo secolo, ma l'edificio attuale in stile gotico fu iniziato nel tredicesimo secolo ed era la quinta chiesa costruita nel luogo. A partire dal 1315 fu eretto il nuovo Coro.


Nell'interno, di aspetto e proporzioni non comuni, le tre navate a sala sono eccezionalmente brevi, mentre il transetto è assai ampio e lungo il doppio del coro; ciò permetteva di contenere i dignitari che assistevano alla incoronazione; sotto la crociera, voltata nel 1409 da M. Gerthener, si trovava infatti l'altare, davanti al quale ricevettero la corona  reale e imperiale 23 sovrani, dal Barbarossa a Massimiliano II (1152  - 1562) e successivamente la maggior parte degli imperatori.

La Cappella della Elezione o Cappella della Adorazione (Wahlkapelle o Anbetungskapelle) si presenta sorprendentemente semplice. Essa si raggiunge tramite una piccola porta a destra del Coro. In tale Cappella si trova oggi un Trittico della Passione del XIII secolo. Qui si riunivano solo i Principi Elettori (Kurfuersten), dopo una consultazione nel Roemer, per l'elezione del Re o Imperatore. Ad essa erano ammessi i tre Arcivescovi di Magonza, Colonia e Treviri e quattro signori modani: il Re di Boemia, il Duca di Sassonia e il Margravio del Brandeburgo.    




Contro il muro della torre, gruppo della Crocefissione, di H. Backhoffen (1500).  

EDIFICI CARATTERISTICI


Roemerberg - Questa piazza è sempre stata il centro della città, lo scenario delle cerimonie di incoronazione, la sede della fiera di quaresima. Ricostruita in parte dopo la guerra, essa ha perso ogni fascino. Al centro c'è una copia della Gerechtigkeitsbrunnen  (fontana della Giustizia) del 1611: durante la cerimonia della incoronazione, la fontana gettava vino rosso e bianco. A sud si trova la piccola Nikolaikirche (evangelica), rifatta nel 1467 da B. von Scopfheim e ornata di gallerie e torricine. L'interno presenta due navate asimmetriche:  a destra l'epitaffio policromo di Suiegfried zum Paradies (m. 1386), capolavoro di Madern; accanto, epitaffio della seconda moglie di Siegfried, Katharina zum Wedel.

Il Roemer è il municipio della città. Si compone di tre edifici: al centro la casa "Zum Roemer" del 1322; a sinistra, l'Alt Limpurg del 1495; a destra, il Loewenstein del 1596, ricostruito dopo la guerra.  Essi formano con gli alti frontoni a gradoni, le severe finestre e la balconata centrale, un quadro assai pittoresco; le quattro statue di imperatori sono dell'Ottocento. All'interno il Kaisersaal con statue di 93 imperatori.  


La Saalhof - con la Rententurm, antico posto doganale, sul lato occidentale - è il più antico edificio conservato della città vecchia. Le sue origini risalgono al dodicesimo secolo. L'edificio non conserva di antico che una poderosa torre del XV secolo e la Cappella Palatina del 1175.






UN POCO DI STORIA

Nel 1355, papa Innocenzo IV (Stefano Aubert, francese) incoronò imperatore del Sacro Romano Impero il re di Boemia Carlo IV della casa di Lussemburgo. Il nuovo imperatore riteneva tuttavia che tale dignità gli fosse dovuta per diritto dinastico e non riconosceva il diritto papale di sancire la investitura dell'imperatore.  


La Bolla d'Oro è un editto approvato dalla Dieta di Norimberga ed emanato da Carlo IV, il quale stabilisce formalmente la procedura per la elezione dell'imperatore, fino ad allora regolata dalla consuetudine. 

La Bolla d'Oro stabiliva che la elezione dell'Imperatore fosse demandata ad un collegio di sette membri, quattro laici e tre ecclesiastici senza nessuna interferenza papale. I quattro membri laici erano il Re di Boemia, il Duca di Sassonia, il Margravio del Brandeburgo e il Conte del Palatinato. I tre membri ecclesiastici erano gli Arcivescovi di Colonia, Magonza, Treviri. L'elezione fu trasferita da Roma in Germania ed affidata ai tre Grandi Elettori ecclesiastici. Tale metodo di elezione, rimase in vigore fino al 1806, anno in cui il Sacro Romano Impero si sciolse.
















IMMAGINI







IL GRATTACIELO DELLA BCE
























Si annuncia tempesta sulle rive del Meno: Speriamo solo metereologica!



IL DUOMO (KAISERDOM DI SAN BARTOLOMEO)











































Annenaltar





DIE WAHLKAPELLE (dove si svolgeva la elezione imperiale)


ROEMER




ROEMERBERG




















CHIESA DI SAN NICOLA



















LA CHIESA DI SAN PAOLO





















SAALHOF e RENTENTURM





























ESCHENHEIMER TOR













IL FIUME MENO




Si vede la sommità della Main Tower, mentre la parte inferiore è nascosta.

















LA CASA DI GOETHE





La abitazione della famiglia Goethe fino al 1795






La casa di Goethe nel 1900





La "stanza azzurra"




La camera del poeta 



CHIESA DEI RE MAGI





















HAUPTWACHE









HAUPTBAHNHOF







Vicino alla stazione c'è la zona a luci rosse!




LA SKYLINE DI FRANCOFORTE















La Main Tower




Le torri gemelle della Deutsche Bank































STEINERNES HAUS





HOTEL HILTON CITY CENTER


















KATHARINENKIRCHE















IMMAGINI DEL 1860











UN PRANZO







UN BUON PRANZO















Un luogo in cui rifugiarsi, quando scroscia la pioggia. Trattoria caratteristica e non cara. Ma i secondi offrono poca carne e tante patatine fritte!"






Solo nelle catene americane si può avere una buona carne ai ferri!






VISTE DELLA GERMANIA


Dresda



Norimberga



Brema













Berlino - Isola dei Musei





Vedere anche:





giovedì 13 luglio 2017

LA ROMA DI BORROMINI





Francesco Borromini (1559 -1667) è il grande avversario del Bernini; con la propria opera ne contesta, punto per punto, la poetica universalistica. 




SAN CARLO ALLE QUATTRO FONTANE



Il complesso monumentale di San Carlo alle Quattro Fontane, posto all'incrocio tra via Quattro Fontane (antica strada Felice) e via del Quirinale (antica via Pia), è unanimemente riconosciuto come il capolavoro del   Borromini ed il gioiello del barocco romano. L'angusta dimensione del sito e la sua irregolarità rendeva particolarmente delicato l'accordo tra la sua volontà di sperimentare la portata rivoluzionaria della sua concezione architettonica e l'intenzione di non tradire le aspettative della committenza in merito ad una perfetta funzionalità della committenza dal punto di vista distributivo.  


Il primo ad essere costruito fu il convento (1634 - 35): lo stretto corpo di fabbrica servito da una scala a chiocciola e affacciato su un ampio giardino interno, comprendeva un primo livello occupato da ambienti collettivi (refettorio, cucina e locali igienici), due piani superiori destinati alle celle monastiche e un ultimo piano adibito a biblioteca con annesse logge laterali.  


Nel 1635 - 36 furono costruiti il Chiostro e l'ala conventuale prospiciente via del Quirinale che al piano terreno accoglieva l'ampio vestibolo ed ai piani superiori, accessibili tramite una scala a chiocciola, la Sala Capitolare, l'ambiente del guardaroba ed una soffitta. 


Negli anni tra il 1638 ed il 1641 si affrontò il complesso cantiere di costruzione e finitura di Cripta, Chiesa, cappelle del Nazareno e Barberini. Furono anche  completati gli ambienti adiacenti destinati alle funzioni liturgiche (sagrestia al piano terreno e ambiente del coro soprastante).


“La scenografica facciata, ultima realizzazione dell’architetto, presenta un andamento continuo, convesso al centro e concavo ai lati, che si propaga nei due ordini, ricchi di ornamenti e tripartiti da colonne; in ogni comparto un ordine minore divide lo spazio in due piani. Sopra il portale, nicchia con statua di san Carlo Borromeo di Antonio Raggi. Originali sono il coronamento a balaustra, dove due angeli in volo sorreggono un medaglione ovale con affresco e la cupola ellittica con lanterna a nicchie concave. Sul lato sinistro è il campanile, con cella campanaria ad andamento concavo convesso e copertura a cuspide.      

L’interno della Chiesa, di piccole dimensioni, è una delle prime realizzazioni del Borromini: bianco e privo di dorature, ha impianto ovale , con nicchie raccordate da colonne corinzie alveolate che seguono la parete e sorreggono una trabeazione continua. La cupola ovale presenta lacunari in stucco cruciformi, esagonali e ottagonali. Sull’altare maggiore campeggia la Trinità, di Pierre Mignard. Nella cappella sinistra  Riposo nella fuga in Egitto di Giovanni Francesco Romanelli; nella sagrestia, San Carlo Borromeo in adorazione della Trinità di Orazio Borgianni.

Sulla sinistra dell’ingresso si accede alla Cripta, di pianta uguale, ma più compressa, con volta su pilastri.

Accanto alla Chiesa si trova il Chiostro, capolavoro di armonia e proporzione, su due ordini con pianta ottagonale ad angoli convessi;  colonne binate sorreggono al piano inferiore archi e, in quello superiore, la loggia caratterizzata da balaustri, alternativamente dritti e rovesci.”


SAN GIOVANNI IN LATERANO



Quando, nel 1646, Borromini viene incaricato di restaurare in tutta fretta la basilica per il Giubileo del 1650, si trova alle prese con un grande spazio, di cui non può alterare né le misure, né il perimetro. Chiude le antiche mura come in una teca, sfrutta la luminosità del vano per dare valore ai diaframmi chiarissimi delle pareti e alla decorazione elegantissima che li adorna, quasi fingendo che i fedeli abbiano adornato di palme e di fiori la chiesa nel giorno della festa.  



PALAZZO SPADA

Tra il 1652 e il 1655, Borromini realizza a Palazzo Spada, in piazza Capodiferro, la galleria prospettica, che è una delle opere più fortunate della sua carriera. Magico è l'effetto prospettico, che l'artista inventò , costruendo un colonnato in un piccolo atrio del palazzo del cardinale Bernardino Spada, tra via Giulia e piazza Farnese. Tutta la composizione è racchiusa in uno spazio inutilizzabile, se non come ripostiglio. La galleria è lunga otto metri e 60 centimetri; in realtà essa raffigura una galleria di oltre trenta metri, cioè riesce a moltiplicare per più di tre volte la sua dimensione di profondità. 

SANT'AGNESE IN AGONE


Sul lato ovest di  piazza Navona spicca la chiesa di Sant'Agnese in Agone, sorta tra il sec. VIII ed l 1123 nell'area venerata  come luogo del martirio della Santa.     L'attuale costruzione fu iniziata da Girolamo Rainaldi nel 1652 sotto Innocenzo X Pamphilj. Il Rainaldi che diresse i lavori insieme al figlio Carlo progettò un edificio a pianta centrale a croce greca con cupola senza tamburo, preceduta da un vestibolo e grandi nicchie nei pilastri all'incrocio dei bracci; la facciata rettilinea doveva essere collegata alla piazza da un'ampia gradinata. Il 3 settembre 1652 iniziarono i lavori della vecchia Sant'Agnese.

Nel 1653, dopo insistenti pressioni, soprattutto a causa della gradinata, il Rainaldi fu sostituito da Francesco Borromini (1653-57). Questi predispose un nuovo progetto, che eliminava il vestibolo, arretrando nella zona centrale una concavità che accogliesse una breve scala dal profilo curvilineo.   Ai lati, due bassi campanili dal profilo convesso nella parte inferiore e concavo in quella superiore, non dovevano ostacolare la vista della cupola, sostenuta da un ampio tamburo. Dall'agosto 1653 al dicembre 1654 i lavori procedettero celermente, ma furono presto rallentati dalla morte del pontefice (7 gennaio 1655). Il nuovo pontefice Alessandro VI nominò una commissione per valutare il lavoro di Borromini che nel 1657, prima di essere licenziato si dimise. Fu richiamato Carlo Rainaldi per portare a termine la costruzione e naturalmente modificò ancora il progetto. I campanili gemelli, su disegno di Borromini, e il rivestimento della cupola furono realizzati da  Giovanni Maria Baratta.  Fu coinvolto anche Bernini che apportò ampie modifiche all'interno.








SAN CARLO ALLE QUATTRO FONTANE



















L'INTERNO




















San Carlo Borromeo

Di Orazio Borgianni - wikipédia italienne, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3049083

IL CHIOSTRO














L'ORATORIO E IL CONVENTO DEI FILIPPINI


























Progetto per l'Oratorio dei Filippini



LA BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO














SANT'IVO












PALAZZO SPADA








SANT'AGNESE IN AGONE

























PALAZZO PAMPHILJ



La splendida Galleria fu progettata dal Borromini e affrescata da Pietro da Cortona.




Da "Storia dell'arte italiana" di Giulio Carlo Argan


"Francesco Borromini (1559 -1667) è il grande avversario del Bernini; con la propria opera ne contesta, punto per punto, la poetica universalistica. E’ un contrasto di idee che, da parte del Borromini, è combattuto soprattutto sul terreno della tecnica; mentre, da parte del Bernini è mantenuto sul piano dello stile, e specialmente, del valore della immaginazione,  che, nel Borromini, sarebbe arbitraria e “chimerica”, eccitazione fantastica senza fondamento nella storia.  Il Bernini possiede tutte le tecniche, il Borromini è soltanto architetto. Le tecniche del Bernini discendono da una idea, realizzano l’invenzione; la tecnica del Bernini è pura prassi. Il Bernini è sicuro del successo  delle proprie tecniche; la tecnica del Borromini è ansiosa, tormentata, sempre insoddisfatta. Si sa che, nel Seicento, tutti i problemi hanno una radice religiosa. Il Bernini è persuaso di avere i9l dono della rivelazione; contempla Dio nel mondo e si sente salvo. Il Borromini è come chi prega, invoca la grazia: sa perché prega, è pieno di fervore, ma non sa se la grazia verrà. Tutta la sua opera corre sul filo di questa ansia: un istante di minore tensione, un nulla, può farla fallire. E allora sarebbe, come diceva Michelangelo, “peccato”.

Vi sono singolari coincidenze tra la posizione ideale di Borromini e quella di Caravaggio. Anche il Borromini è lombardo, cresciuto nel clima religioso dell’ascetismo pratico del Borromeo; anche il Borromini, a Roma, si fa sostenitore di una cultura settentrionale (prevalentemente palladiana e di una prassi artistica che vale per se stessa e non per una teoria da cui dipenda; anche il Borromini ha un carattere aspro, intransigente, violento. Finirà per uccidersi in una crisi di angoscia. C’è tuttavia una differenza: il problema della realtà, che3 assillava il Caravaggio, non esiste più. L’ha risolto il Bernini (con cui Borromini lavora in san Pietro e in palazzo Barberini), ponendo l’arte come immaginazione che si realizza, si sovrappone alla realtà, la sostituisce. Tutto il problema si riduce all’immaginazione: è un conoscere o un essere? Rivelazione o ricerca? Soddisfa all’impulso che la  muove o tende senza fine a una trascendenza irraggiungibile?

Per il Borromini è ricerca tensione, rifiuto del mondo, volontà di trascenderlo. Il Bernini si esprime per larghi discorsi allegorici, mira alla massima estensione spaziale, muove grandi masse di luce e di ombra, sfrutta le possibilità illusive della prospettiva. Il Borromini si esprime per simboli quasi ermetici; mira alla massima contrazione spaziale, evita le masse, affila i profili e li espone a una luce radente, inverte spesso la funzione della prospettiva, servendosene per ridurre, invece che per protrarre lo spazio. Anche l’ambiente dei due artisti è diverso; salvo un breve periodo di disgrazia sotto Innocenzo X, il Bernini è l’artista della corte pontificia; il Borromini è ricercato dagli ordini religiosi, specialmente da quelli, come i Filippini, che prediligono la continuità della pratica ascetica. "