lunedì 20 febbraio 2017

POMPEI, LA FIORENTE CITTA' DISTRUTTA DAL VESUVIO NEL 79 DC.





BREVE STORIA DELLA CITTA' ANTICA E DEGLI SCAVI


Pompei sorge su un pianoro a 30 metri sul livello del mare, formato da una colata di lava vesuviana, a controllo della valle del fiume Sarno, alle cui foci sorgeva un attivo porto. Incerte sono le notizie sulle origini della città. Le testimonianze più antiche si datano tra  la fine del VII e la prima metà del VI secolo a.C., quando si realizza la prima cinta muraria in tufo detto "pappamonte" che delimitava una area di 63.5 ettari. Era una civiltà mista, nella quale erano fusi elementi indigeni, etruschi e greci, che portò allo sviluppo della città e alla costruzione di una cinta fortificata in calcare secondo lo schema greco (V secolo a.C.).

Il quadro generale delle presenze politiche in Campania tra la fine del VII e l'inizio del VI secolo a.C.  è caratterizzato dalla forte espansione degli Etruschi meridionali. Questi sono attestati, ormai da un paio di secoli, su Capua, posta sul fiume Volturno, la cui foce offriva buone possibilità di attracco alle navi provenienti da Cerveteri e Vulci.  Lo sviluppo delle principali città della Etruria vera e propria , in particolare di Vulci, conduce così a facilitare un rinnovato afflusso, che si pone in una sorta di concorrenza con il contemporaneo sviluppo greco.  I discendenti dei coloni euboici di Pitecusa sono ormai da un secolo fortemente insediati a Cuma, sulla terraferma, dalla quale si sono espansi, attraverso a Pozzuoli, almeno fino a Partenope (Napoli). E' oggetto di dibattito tra gli studiosi se l'espansione etrusca in Campania si sia verificata prevalentemente per via terrestre o marittima. L'elemento certo è la costante presenza di prodotti etruschi nei siti sia costieri che interni.

Le guerre tra Etruschi e Greci per il possesso definitivo della Campania portarono alla definitiva battaglia navale del 474 a.C. In essa, la flotta etrusca fu sbaragliata e dispersa da quella siracusana, così che le città greche di Cuma e Neapolis poterono ampliare i propri commerci e le proprie sfere di influenza, senza doversi confrontare con le iniziative dei concorrenti etruschi.        

Verso la fine del V sec. a.C., le tribù dei Sanniti, scese dai monti dell'Irpinia e del Sannio, dilagarono nella pianura della attuale Campania  (che significa "pianura fertile"), conquistando e inserendo le città vesuviane e costiere in una lega con capitale Nuceria (Nocera). In epoca sannitica, Pompei riceve un forte impulso alla urbanizzazione: risale al IV sec. a.C. la costruzione di una nuova fortificazione in calcare di Sarno che doveva seguire un percorso analogo alla precedente. Al pappamonte viene addossata una doppia fodera di blocchi parallelepipedi, rafforzata da torri a pianta quadrangolare.

Verso la fine del IV sec. a.C., i movimenti delle popolazioni sannitiche turbarono l'assetto politico, costringendo Roma a intervenire in Italia meridionale. Roma e le popolazioni sannitiche, principalmente quelle che occupavano la attuale Campania, si affrontarono allo scopo di attribuirsi il dominio completo di quella ricca regione. Le sorti degli scontri furono alterne: la sconfitta subita dai Romani alle Forche Caudine non compromise tuttavia il finale successo sui Sanniti. Attraverso  sistemi di alleanze e vittoriose campagne militari Roma divenne egemone in tutta la Campania (343 - 290 a.C.).   

Pompei entrò quindi come alleata nella organizzazione politica della res publica romana, a cui però nel 90-89 a.C. si ribellò insieme ad altre popolazioni italiche che chiedevano a Roma pari dignità soco-politica. Presa d'assalto dalle truppe di Lucio Cornelio Silla, la città capitolò e diventò colonia romana con il nome di Cornelia Veneria Pompeianorum (80 a.C.). Successivamente, Pompei fu arricchita di edifici privati e pubblici e ulteriormente abbellita nell'età degli imperatori Augusto e Tiberio. Nel 62 d.C. un violento terremoto colpì l'area vesuviana. A Pompei la ricostruzione ebbe subito inizio, ma, sia per l'entità dei danni, sia per lo sciame sismico che seguì, la ricostruzione richiese molto tempo. Quando, 17 anni dopo, il 24 agosto dell'anno 79 d.C., l'improvvisa eruzione del Vesuvio la seppellì di cenere e lapilli, Pompei si presentava come un cantiere ancora aperto.  


La sua riscoperta si verificò alla fine del XVI secolo, ma la sua esplorazione cominciò solo nel 1748 con il re di Napoli Carlo III di Borbone. L'esplorazione continuò sistematicamente fino agli interventi più recenti di scavo, restauro e valorizzazione della città e del suo eccezionale patrimonio di architetture, sculture, pitture, mosaici. L'area archeologica di Pompei si estende per circa 66 ha, dei quali circa 45 sono stati scavati. 


La suddivisione della città in regiones (quartieri) e insulae (isolati) è stata fatta da Giuseppe Fiorelli nel 1858 per esigenze di studio e orientamento. La denominazione delle case, quando non è noto il proprietario, sono state coniate dagli scavatori, in base a particolari ritrovamenti e altre circostanze.

IL VESUVIO


Non è difficile immaginare la profonda impressione provata dai primi navigatori (probabilmente Greci e Fenici), quando, ai primordi della storia, si trovarono di fronte a tale spettacolare scenario, fornito da una baia circondata da creste di calcare da un lato e più gentili proiezioni di tufo dall'altro, e dominato dagli inconfondibili contorni di una formazione vulcanica, sorgente di sconosciuti e sorprendenti fenomeni. E in verità, il profilo conico del Vesuvio, inserito sullo sfondo di quello che sarebbe poi diventato universalmente famoso come "golfo di Napoli", divenne una immagine amata e famosa anche tra gli antichi abitanti di una delle più suggestive aree lungo la costa della penisola. L'origine del Vesuvio risale forse a dodicimila anni fa ed è stato la causa di disastrose eruzioni, testimoniate dall'uomo preistorico e degli inizi della storia. Oggi  è uno dei pochissimi vulcani attivi in Europa e, certamente, uno dei più famosi e studiati nel mondo.  

Nel periodo dal settimo al quarto millennio a.C. il monte Somma (così chiamato) passò attraverso fasi di eruzioni e periodi di calma. Tuttavia, nel periodo classico, il Vesuvio non diede probabilmente grandi motivi di preoccupazione alla popolazione stabilitasi ai limiti delle sue pendenze. E' stato verificato che stava allora attraversando un lungo periodo di tranquillità, risalente all'ottavo secolo a.C. Sembra, inoltre, che il suo punto più alto fosse di 2000 metri a confronto con i 1270 attuali. I suoi fianchi erano ricoperti da foreste lussureggianti e, più in basso, da terreni coltivati, soprattutto vigneti. Il famoso terremoto del 63 d.C. costituì probabilmente il preavviso della devastante eruzione del 79 d.C.












L'assassino: il Vesuvio



BELLE DOMUS


CASA DEI VETTII
















Il mito di Penteo (a sinistra) e Il suppluizio di Dirce (a destra)










Atrio



Priapo pesa il suo fallo




Fontana priapica proveniente dal giardino



Apollo e il pitone




Amorini orafi



La casa, tra le più famose della città,  apparteneva auna famiglia di ricchi mercanti e riflette il tenore di vita della classe agiata di Pompei nel primo secolo a.C. La casa è posta sotto la protezione di Priapo, dio della prosperità, dipinto a destra della porta, che simboleggia la prosperità dei proprietari: i fratelli Aulus Vettius Restitutus e Aulus Vettius Conviva, liberti divenuti ricchi grazie al commercio.  Nella ristrutturazione di età augustea (I secolo a.C.) viene cambiato l'aspetto della casa rispetto allo schema tradizionale che caratterizza altre abitazioni, come quella del Fauno e di Sallustio. Viene eliminato anche il tablinum (la stanza che si apre sull'atrio, dal lato opposto a quello dell'ingresso) per ottenere più spazio per il grande giardino ricco di statue con zampilli d'acqua che costituisce il perno della dimora. Se stanze più riccamente decorate si affacciano sul peristilio. Tra queste c'è il grande salone con amorini che svolgono le principali attività produttive dell'epoca, dalla vendita del vino alla pulitura delle vesti, dalla coltivazione dei fiori alla vendemmia,  dall'oreficeria alla creazione di profumi.  Nella zona della cucina c'è il larario dipinto. Nella stanza adiacente, decorata con una serie di quadretti erotici, svolgeva la sua attività la prostituta Eutychis, schiava che si offriva per due assi, come racconta un graffito all'ingresso della casa.  

CASA DELLA FONTANA GRANDE














Questa casa trae il suo nome da una fontana monumentale in un ninfeo che si trova presso la parete di fondo del piccolo giardino che si trova di là dell'atrio. Si tratta di una fontana con nicchia, sormontata da un piccolo frontone, internamente rivestita di un mosaico realizzato con paste vitree policrome, dalla quale l'acqua sgorgava da una apertura e fluiva attraverso una cascatella a gradini nel sottostante bacino di raccolta. La decorazione accessoria è costituita da tre maschere sporgente dagli stipiti della nicchia e da una statuetta bronzea di un amorino con delfino posto su un basamento circolare all'interno della vasca, ora sostituito da una copia. Degna di nota è anche la facciata esterna di questa casa, realizzata a bugnato in opera quadrata di tufo.

CASA DEL FAUNO







Il giardino























Mosaico della battaglia di Isso (l'originale è al Museo Archeologico Nazionale di Napoli)

E' una delle case più grandi di Pompei, estesa per un intero isolato di 3000 mq e risale, nel suo impianto originario, al II secolo a.C. Ricchezza e livello sociale del proprietario si percepiscono già dalla via: il marciapiede reca l'iscrizione di benvenuto (HAVE) in latino. Il maestoso portone è inquadrato da pilastri con capitelli decorati. Il pavimento dell'ingresso è un intarsio di triangoli policromi in marmi gialli, verdi, rossi e rosa (opus sectile). La parte alta delle pareti, su entrambi i lati, è abbellita da tempietti a   rilievo, nei quali va riconosciuto il larario della casa.

La casa ha due atri e due peristili, intorno ai quali si dispongono altri vani: alcuni di rappresentanza, decorati in modo eccezionale, altri riservati all'uso della famiglia, altri di servizio.
Al centro dell'impluvio dell'atrio principale è  una copia della famosa statua del satiro danzante (o Fauno) che ha dato il nome alla dimora e che allude al nome del proprietario: i Satrii.
Nella sala di soggiorno, tra il primo e il secondo peristilio, si trova una copia del famoso mosaico del II secolo a.C., che rappresenta la battaglia decisiva tra Alessandro Magno e il re persiano Dario, che cambiò il corso della storia.
Gli originali dei mosaici e della statua del Fauno sono esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.


CASA DI MARCO LUCREZIO SULLA VIA STABIANA




















CASA DI PANSA








La casa, che occupa un itero isolato, è uno degli esempi più rappresentativi di dimora aristocratica romana, in cui, con grande simmetria, gli ambienti si dispongono intorno all'atrio e al peristilio, tra di loro in posizione assiale. Al centro della severa facciata in tufo si apre il monumentale ingresso, inquadrato da capitelli della metà del II secolo a.C., epoca di costruzione della casa. Notevole è una iscrizione in rosso, che è una delle sette in osco, presenti in città e funzionali a fornire precise indicazioni alle truppe, indirizzandole verso precisi luoghi di difesa, in caso di attacco nemico. Al centro del grande peristilio, scandito da 16 colonne di tufo, su cui si aprono gli ambienti più rappresentativi, è posta una grande piscina, decorata originariamente da una pittura raffigurante pesci. Come si evince dal lungo avviso di locazione, ora perduto, dipinto nel vicolo attiguo nell'ultimo periodo di Pompei, il proprietario, Cnaeus Alleius Nigidius Maius, ricco commerciante di origine campana e duoviro della città nel 55 - 56 d.C., dava in affitto alcuni immobili della vasta proprietà.    



CASA DI M. EPIDIUS RUFUS
















La grande casa, costruita nel periodo sannitico, nella seconda metà del II secolo a.C., deve essere appartenuta a Marcus Epidius Rufus o Marcus Epidius Sabinus, a giudicare dal numero di volte che questi due nomi appaiono sulla facciata e sui muri degli edifici vicini. Fuori, un podio a due gradini corre sulla facciata, un elemento architetturale insolito. Al di là dell'entrata, il vestibolo è di tipo corinzio di dimensioni imponenti, co sedici colonne con capitelli dorici, poste intorno al bacino di impluvio al centro. Questo è l'esempio più notevole del raro atrio corinzio (in altri termini, con   una fila di colonne posta lungo il lato dell'impluvio. Tutt'intorno c'erano varie stanze, ma, diversamente dal modello canonico, le "alae" erano al centro dei muri laterali, anziché dietro. Erano precedute da un paio di colonne ioniche e i pilastri d'angolo avevano capitelli con teste di menadi o divinità. Nell'ala del lato nord-ovest c'è uno scrigno con una iscrizione di dedica. Questa ci dice che il podio fu eretto da due liberti, chiamati Diadumeni, in onore dei Lari e del Genio del loro padrone Marco, certamente uno dei due personaggi citati sopra.


CASA DEL POETA TRAGICO


















La casa è caratterizzata dal celeberrimo mosaico all'ingresso, raffigurante un cane alla catena, con la scritta "CAVE CANEM" (attenti al cane). Questo avvertimento è presente anche in altre abitazioni di Pompei, in mosaico o dipinto su parete.  



Il sacrificio di Ifigenia (attualmente al Museo Archeologico Nazionale)





Mosaico con scena di preparazione del dramma satiresco  (attualmente al Museo Archeologico Nazionale)




CASA DELLA VENERE IN CONCHIGLIA












La casa fu eretta nel I secolo a.C. e conobbe una profonda serie di trasformazioni della sua organizzazione interna.  Come nella casa dei Vettii, anche qui il tablino viene sacrificato a vantaggio del giardino con peristilio, che diventa il centro di rappresentanza della casa., attorno al quale si dispongono gli ambienti affrescati. La parete di fondo del peristilio è decorata con il grande e scenografico affresco di Venere che dà il nome alla casa. Sulla parete inferiore è raffigurato un giardino lussureggiante, con piante e animali esotici. La parte superiore della parete si articola in tre pannelli con scene diverse: a destra una fontana a cui si abbeverano degli uccelli; a sinistra una statua di Marte con lancia e scudo su piedistallo. Al centro, due amorini accompagnano Venere, protettrice di Pompei e della sfera erotica, stesa su una grande conchiglia. La dea, completamente nuda, indossa solo un diadema sul capo e gioielli al collo, sui polsi e alle caviglie. La casa apparteneva a un ramo della famiglia dei satrii, molto in vista negli ultimi anni di vita della città. 


CASA DI VESONIO PRIMO





LA CASA DEI PIGMEI



















CASA DEGLI AMORINI DORATI














La casa è così chiamata dagli amorini incisi su laminette d'oro (ora al Museo Archeologico di Napoli) che ornavano uno degli ambienti sul peristilio: forse la stanza da letto dei padroni di casa. Probabilmente la casa apparteneva a C. Poppaeus Habitus, imparentato con Poppea, la moglie di Nerone. L'ingresso, fiancheggiato da due cubicoli con resti di decorazione, ed il modesto atrio  con il tablino sul fondo conservano l'impianto originario della casa. Questa fu modificata e ampliata in varie fasi, dalla fine del III secolo a.C. al I secolo d.C., fino a raggiungere l'attuale disposizione, accentrata intoro al grande peristilio con giardino, sul quale si affacciano gli ambienti di rappresentanza. Il quartiere servile, con la cucina e la latrina, è confinato nell'angolo nord-ovest dell'edificio, vicino alla uscita posteriore.

L'ampio salone di rappresentanza, sul lato est del peristilio, è affrescato con grandi quadri di soggetto mitologico al centro delle pareti.   In essi trovano ampio spazio architetture ed elementi paesaggistici. Sulla parete di fondo è raffigurato Giasone con un solo sandalo che si presenta al re Pelia. Intimorito da una profezia, il re lo invierà alla conquista del vello d'oro. La missione terminerà co successo, ma provocherà indirettamente la morte del re. Il pavimento, a mosaico bianco e nero, è dominato dal grande rosone centrale.

Peristilo e giardino sono caratterizzati da un gran numero di piccole sculture e rilievi in marmo, ora non più esposte.   

CASA DEI CASTI AMANTI








CASA DEL BRACCIALE D'ORO



















CASA DEL MENANDRO








CASA DEL CRIPTOPORTICO







NUOVI SCAVI

Si scava nella Regio V e stanno venendo alla luce nuove meraviglie, come il giardino incantato di una nuova domus.





Larario



















TEMPLI

SANTUARIO DI APOLLO















Ricostruzione

























L'edificio, della cui prima fase restano solo elementi della decorazione databile al 575-550 a.C., era in origine il principale luogo di culto della città.  Acquistò l'aspetto attuale nel corso del II secolo a.C., in concomitanza con il grande rinnovamento edilizio di Pompei. Allora fu costruito il porticato in tufo a doppio ordine di colonne ed il tempio, nel quale si mescolano elementi greci (colonnato tutto intorno alla cella) ed italici (alto podio con scala di accesso solo sulla fronte). Ai lati, presso il portico, sono le statue di bronzo di Apollo e Diana, raffigurati come arcieri (gli originali sono al Museo Archeologico di Napoli). L'orologio solare fu aggiunto in età augustea.  



TEMPIO DI GIOVE













Ad una estremità del Foro sorgeva il Tempio di Giove, il più importante luogo di culto, dove erano venerate anche Giunone e Minerva, formando la tradizionale triade della religione romana. Il tempio fu costruito in epoca sannitica, durante il II secolo a.C.e fu successivamente trasformato dai Romani nel Capitolium di Pompei. E' un tempio in stile italico. La cella, su un alto podio, è preceduta da un profondo pronao, con un altare per i sacrifici di fronte. A ogni lato del tempio c'erano due archi, eretti in onore di membri della famiglia imperiale (anche se non siamo in grado di identificarli).





TERME


TERME DEL FORO
































Le Terme del Foro si trovano alle spalle del Tempio di Giove e risalgono agli anni immediatamente successivi alla deduzione della colonia di veterani da parte del generale Silla (80 d.C.)Reparto femminile e reparto maschile disponevano di ingressi separati. Come molti edifici a Pompei, le terme subirono gravi danni a seguito del terremoto del 62 d.C.. Lo stato attuale è in gran parte il risultato dei successivi lavori di restauro. Notevoli la cura e l'impegno dedicati alla decorazione degli ambienti , come ad esempio le nicchie per riporre abiti e oggetti per il bagno, decorate con figure maschili in terracotta e la volta con elaborati stucchi a rilievo. La parte femminile, più piccola, era in ristrutturazione al momento della eruzione.  


TERME SUBURBANE








Le Terme Suburbane, situate immediatamente sotto Porta Marina, sono costruite a cavallo delle mura, che, nel corso del I secolo a.C., avevano perso la loro funzione difensiva. Diversamente dalle Terme Stabiane e dalle Terme del Foro, queste Terme erano private. Nello spogliatoio del piano superiore sono presenti quadretti di soggetto erotico, che pubblicizzavano le attività che ivi si svolgevano: probabilmente, esercizio della prostituzione, come spesso accadeva, anche se illegalmente, nelle terme. Gli altri ambienti termali sono dotati di una sontuosa decorazione. Nella piscina d'acqua fresca una cascata d'acqua sgorgava da una finta grotta ornata da un mosaico, raffigurante Amorini che consegnano le armi a Marte. Le pitture erano affrescate con pareti che riproducevano combattimenti navali e fauna marina. Il settore delle stanze riscaldate comprendeva, oltre la normale sequenza di ambienti dal più temperato al più caldo, anche una grande piscina riscaldata da un grande braciere di bronzo, posto sul fondo. 




BOTTEGHE E TRATTORIE


THERMOPOLIUM




CASA DEL FORNO








LA BOTTEGA DEL FORNAIO







MACELLUM

















Il foro di Pompei era chiuso alla estremità settentrionale da un edificio monumentale adibito alla vendita di cibo di diverso tipo: un mercato o macellum.  Curiosamente, quando fu scavato, tra il 1821 e il 1822, lo si ritenne un pantheon, perché, nel cortile centrale erano apparsi 12 basamenti di pietra, che si considerarono i piedistalli delle immagini dei dodici dei dell'Olimpo; solo successivamente si comprese che si trattava di un mercato. Al centro di un vasto cortile che, all'origine, era porticato, si elevava una specie di chiosco con il tetto sorretto da dodici colonne, costruite sopra i dodici basamenti suddetti. Durante lo scavo di questa struttura, si trovarono recipienti, anfore e vasi di bronzo, pieni di lische di pesce. Si dedusse quindi che quello era lo spazio, in cui i pescatori vendevano la loro merce. 


L'estremità meridionale del cortile era suddivisa in una lunga serie di botteghe, in cui si vendevano diversi prodotti.  Lungo la facciata principale, sul lato occidentale, si apriva l'ingresso principale al recinto, ai lati del quale erano installati i negozi dei banchieri, che offrivano un servizio di deposito, cambio di denaro e prestito, a interessi notevolmente elevati. Sul lato orientale si aprivano tre spazi più ampi, sopraelevati rispetto al cortile. Quello centrale, a cui si accedeva salendo cinque gradini, era un sacellum, in cui si commemorava la famiglia imperiale, insieme ai membri delle famiglie più importanti della città.

Lo spazio situato all'estrema destra era indubbiamente una macelleria, decorata con pitture, in cui si vedevano pezzi di carne appesi, un coltello, alcune pernici, una testa di maiale e prosciutti. All'estremità opposta si trovava un altro ampio spazio, forse dedicato alla celebrazione di banchetti sacri, in onore della casa imperiale, dotato di un altare per offrire libagioni.

   


LE VIE


VIA DELL'ABBONDANZA






















LA VIA STABIANA










PORTA MARINA










Incrocio della via Consolare con il vicolo del panettiere Modesto

IL BORDELLO



















VISTE DALL'ALTO





VIA DEI SEPOLCRI






LA VILLA DEI MISTERI






NUOVI SCAVI

Nell'ambito del cantiere numero 39 del Grande Progetto Pompei, è stata trovata probabilmente  la tomba di Gneo Alleo Nigidio Maio, grande finanziatore di spettacoli gladiatori (che si tenevano nel grande anfiteatro da 20000 posti).  A questa tomba apparteneva il grande fregio con scene gladiatorie, ora conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. 














Si scava nella Regio V, il così detto cuneo. E' stato trovato un affresco che sembra rappresentare "Adone ferito, curato da Afrodite".





COME ERA LA CITTA' PRIMA DELLA ERUZIONE: RICOSTRUZIONE IMMAGINARIA















Vedere anche:


POMPEI, THE CITY DESTROYED BY THE ERUPTION OF VESUVIUS
http://johncristiani.blogspot.it/2014/05/pompeii-city-destroyed-by-eruption-of.html